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  • O.M.M.

GENERARE LA REALTA' DA DENTRO A FUORI/ GENERATE YOUR REALITY FROM INSIDE

Sappiamo che i media sono un'arma a doppio taglio: da un lato ci consentono di condividere un'enorme quantità di informazioni in pochissimo tempo, dall'altro possono inondarci al punto che il nostro spazio interiore diventa passivo, "viziato" nel senso che non esercita realmente una forza generativa, per la quale la creazione ha luogo "dall'interno verso l'esterno", ma siamo sopraffatti da ciò che è "esterno" e che invade il "dentro". Qualsiasi tipo o forma d'arte è qui per ricordarci che sarebbe disastroso perdere il potere della nostra visione interna, perdere la capacità di immaginare alternative, "creare e concepire altri mondi" dentro di noi, così da finire per consegnarci interamente a ciò che è imposto ai nostri occhi fisici e alle orecchie esterne.


Le nostre capacità immaginative e le nostre capacità di sostenere un certo tipo di "visione" non sono semplicemente qualcosa di utile per un pittore o per qualcuno coinvolto in un'opera artistica. Queste abilità sono importanti in quanto espressioni della nostra vera natura, sono funzioni intrinseche di una coscienza che comprende il nostro senso del Sé temporale, ma che opera anche al di là di esso. Esse svolgono un ruolo cruciale nel portare avanti la nostra evoluzione individuale e collettiva.


Di solito la maggior parte delle persone, a causa di un pregiudizio collettivo, non comprende il significato di "visione, immaginazione" e qualsiasi altra funzione correlata alla creazione, al di là delle applicazioni circostanziali di queste, come per esempio nel contesto di "opera d'arte" o di "giochi infantili", tutto ciò perché non riconoscono che la creazione è un processo molto vasto, che include certamente le attività sopra menzionate ma che si estende oltre quello che "fabbrichiamo" ordinariamente e con delle determinate finalità economico-sociali, e comprende la stessa realtà che percepiamo. In altre parole, non riconosciamo che non solo creiamo qualcosa quando decidiamo di farlo limitatamente alle aree del nostro lavoro o tempo libero, non solo decidiamo di creare consapevolmente e sporadicamente qualcosa, ma creiamo anche inconsciamente. Tutto il tempo. Parte della nostra realtà è il prodotto della nostra creazione inconscia. La coscienza è il generatore di esperienza di ciò che chiamiamo “realtà” ed è al lavoro anche quando ignoriamo questo fatto, è al lavoro anche quando rimaniamo "incoscienti della Coscienza". Il suo funzionamento non si limita alle normali attività della nostra mente fisica.


Per questo motivo, più facciamo nostra questa idea, che cioè creiamo continuamente la nostra realtà, più possiamo sviluppare una consapevolezza di come la creiamo in generale, più diventiamo in grado di indirizzare deliberatamente la nostra attenzione verso ciò che vogliamo veramente, più sviluppiamo la consapevolezza del nostro spazio interiore e dell'importanza di entrare in un dialogo con i contenuti della nostra immaginazione. Sviluppiamo la consapevolezza dell'importanza di prendere una certa distanza dal vortice mediatico, anche se questo distanziamento potrebbe portarci a confrontarci a qualche livello con la "sindrome del foglio bianco", che è la difficoltà a "iniziare da zero" qualsiasi cosa nuova, qualsiasi progetto, qualsiasi idea, qualsiasi visione e così via. La difficoltà di "generare" qualcosa a partire da ciò che abbiamo e sentiamo dentro.


Al contrario, più perdiamo la consapevolezza del nostro spazio interiore, più perdiamo il contatto con il nostro potenziale creativo in senso ampio, più diventiamo passivi, più consumiamo le visioni, le immagini, le idee degli altri,

più siamo in balia della creazione altrui, o inconscia e non intenzionale. È come cadere in una specie di ipnosi, in cui perdiamo il potere della nostra azione volontaria e diventiamo altamente suggestionabili nei confronti delle sollecitazioni provenienti dal mondo esterno, le quali veicolano direttive che non corrispondono a ciò che veramente desideriamo.


Detto questo,ciò che voglio sottolineare è che in qualsiasi momento, possiamo uscire dall'ipnosi dei media o di qualsiasi altro tipo ponendoci una semplice domanda:

sto "generando" energia in questo momento o sono passivamente assorbendo e introiettando quello che è davanti a me?

Essere ricettivi non è lo stesso di essere passivi. Per essere veramente ricettivo, devi essere veramente presente, presente a te stesso e agli altri. E la Presenza è di per sé e di per sé una forza generativa. Siamo passivi quando diventiamo assenti, quando lasciamo che le cose, invece di incontrarci o toccarci o muoverci, ci invadano e rubino uno spazio sacro - quello da cui “si genera” la voglia di creare, la voglia di amare, e di cambiare la nostra realtà.


L’Arte, in ogni sua forma autentica, ha il dovere di ricordarci che più lasciamo che l’esterno fagociti il nostro spazio interiore, più ci risulterà difficile vedere e creare autentica bellezza intorno a noi e tanto più indebolita risulterà la capacità "generatrice" che ci appartiene . - OMM

We know that the media are a double-edged sword - on the one hand they allow us to share a huge amount of information in a very short time, on the other hand they can flood us to the point that our inner space becomes passive, "spoiled" in the sense that it does not really exercise a generative force, for which creation takes place "from inside to the outside", but we are overwhelmed by what is "outside" and which invades the "inside". Any type or form of art is here to remind us that it would be disastrous to lose the power of our internal vision, to lose the ability to imagine alternatives, to "create and conceive other worlds" within us, so as to end up delivering ourselves entirely to what is imposed on our physical eyes and outer ears.

Our imaginative abilities and our abilities to sustain a certain type of “vision” are not simply something useful for a painter or for someone involved in a creative work. Those abilities are important as they are expressions of our True Nature, they are inherent functions of a consciousness that comprises our sense of temporal Self, but which operates also beyond it. They play a crucial role in carrying forward our personal and collective evolution.


Usually the majority of people, due to a huge collective prejudice, don’t understand the meaning of “vision, imagination” and any other function related to creation beyond some circumstantial applications within the context of “art work” or of “child’s play”, because they fail to recognize that creation is a very huge process, which certainly includes the above mentioned activities but which extends itself beyond what we normally and consciously “manufacture” for some economic-social purpose, and encompasses the reality which we perceive. In other words, we fail to recognize that not only we create something when we decide to do so, limited to certain areas of our job or free-time, not only we decide to ordinarily and sporadically create something, but also we create unconsciously. Part of our reality is the product of our unconscious creation. Consciousness is the generator of the experience we call "reality" and it is at work even when we dismiss this fact, it is at work even when we remain “unconscious about Consciousness”. Its working are not limited to the ordinary activities of our physical mind.


For this reason, the more we become accustomed to this idea, that is, we are continually creating our own reality, the more we can develop an awareness of how we create it at large, the more we become able to deliberately direct our attention towards what we truly want, the more we develop awareness about our inner space and about the importance of entering in a dialogue with the contents of our imaginations. We develop an awareness about the importance of taking some genuine distance from the media-vortex, even if it makes us face the “blank-sheet-syndrome”, which is the difficulty to “start from zero” anything new, any project, any idea, any vision and so on.

On the contrary, the more we lose the awareness of our inner space, the more we lose touch with our potential to create consciously, the more we become passive, the more we consume the images, pictures, ideas of others, the more we are at the mercy of non-intentional unconscious creation. It is like falling in a kind of hypnosis, where we lose the power of our voluntary action and we become highly responsive to suggestion coming from the outside world, taking in directives, which do not correspond to what we truly wish.


Having said that, what I want to point out is that at any time, can we get out of the hypnosis of the media or of any other kind by asking ourselves a simple question -

am I "generating" energy right now or am I passively absorbing and introjecting that, which is before me? Being receptive is not the same as being passive. To be truly receptive, you need to be truly present, present to yourself and others. And the Presence is in itself and by itself a generative force. We are passive when we become absent, when we let things, instead of meeting or touching or moving us, invade us and steal a sacred space - the one from which the urge to create, the urge to love, the urge to generate our reality is born.


Art, in all its authentic expressions, has the duty to remind us that the more we let the outside world engulf our inner space, the more difficult it will be for us to see and create authentic beauty around us and all the more weakened will be the "generating" capacity that belongs to us . - OMM

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© 2019 by Ottavia Maria Maceratini