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  • O.M.M.

ESSERE PIONIERI DI SE' STESSI/ BE THE PIONEER OF YOURSELF

Te lo ha mai detto nessuno che sei un pioniere?

Il pioniere viene definito come colui che esplora terre sconosciute e vi si insedia, come colui che apre nuove strade su un qualsiasi campo. Nel campo della vita ognuno di noi è un pioniere. Il pioniere di sé stesso, che prende coscienza della ristrettezza di qualsiasi visione del mondo gli sia stata consegnata, e si impegna ad ampliarla, integrarla, evolverla. Nella misura in cui smettiamo di essere diretti dall’esterno, cercando di soddisfare ciecamente le aspettative che provengono da fuori e dimenticando cos’è che è realmente importante nel nostro intimo, entriamo in territori sconosciuti, a volte anche impervi e ci troviamo di fronte a tante scelte che segneranno l’apertura progressiva di strade non ancora battute. E’ un percorso che non segue una logica lineare, ma che possiede una logica profonda e più ampia di quella che comunemente adoperiamo per descrivere fenomeni di superfice. La crescita interiore, la realizzazione progressiva del proprio autentico Sé, non è una linea retta, ma un disegno articolato, talvolta tortuoso, fatto di alti e bassi, di cerchi e spirali, che può lasciarci disorientati a tratti, mentre lo percorriamo, ma che in realtà possiede un orientamento ben preciso – la Gioia. Quella gioia intima di quando non ci sentiamo divisi internamente, ma unificati ed allineati alla nostra parte più saggia ed amorevole. E che cosa si frappone tra noi e la gioia? Il più delle volte la pressione di appartenere e trovare sicurezza nei numeri, la pressione di incanalarsi in qualcosa “che piaccia a chi conta”, o che trovi approvazione all’interno del sistema di riferimento. Tuttavia cedere a quella pressione significa cedere quanto di più prezioso abbiamo, ossia la nostra “vocazione”. Dal verbo latino vocare, ossia “chiamare”, avere una vocazione significa ascoltare “la chiamata interiore”, la chiamata ad incarnare quell’originalità intrinseca al nostro essere, connaturata al nostro venire al mondo, legata alla necessità del nostro venire al mondo, al fine di esprimere qualcosa che prima di quel momento non ha trovato forma, voce, gesto, suono. E’ la chiamata ad inventare la propria realtà, a “co-crearla”, secondo le proprie intuizioni profonde, secondo ciò che mette le ali al nostro cuore, secondo ciò che ancora non c’è là fuori, ma che sta dentro, che sogniamo di notte e in cui speriamo di giorno. Ed è una chiamata continua, che si trasforma e ci trasforma nel tempo, se la seguiamo.


La misura del successo non può essere data dai feedback di qualcun altro, o meglio, quello è un tipo di misura – il successo esteriore, che non necessariamente coincide con l’affermazione di ciò che si anela sperimentare dentro di sé. Per la misura dunque di un successo pieno, inteso come la capacità di realizzare pienamente la Gioia di vivere ed essere, c’è un unico fattore determinante – come ti senti tu mentre fai qualcosa. Il tuo autentico sentire è la vera bussola, è il vero orientamento verso il “buon esito”, che è un’altra parola per “successo”, ma forse più chiarificatrice. Potresti infatti avere ad esempio dei feedback molto positivi riguardo ciò che fai, ciononostante potresti sentirti interiormente in gabbia mentre agisci, o con troppe tensioni addosso, schiacciato da pressioni di vario genere. Il feedback del mondo è’ determinante solo se insegui il successo esteriore, ma se invece insegui la libertà, la tua libertà interiore, allora l’unica cosa che finisce per interessarti è di sentirti sempre più a tuo agio in te stesso, con te stesso, e non abbandonare le braccia di quella quiete che si assapora quando ci si dà il permesso di essere così come si è.

Nel mio percorso non ho mai smesso di domandarmi costantemente se il feedback degli altri coincida con ciò che sento io essere vero per me. Molte volte in passato mi è capitato di ricevere lodi per cose che tuttavia non sentivo essere veramente “mie”, nonostante mi riuscissero bene. E quando è così, sento che devo andare oltre. Lasciare la certezza del “feedback positivo esterno”, talvolta non senza fatica, per abbracciare l’incertezza di nuove visioni, nuove forme, nuovi modi di esprimersi, che però in quel momento mi appartengono di più e quindi reputo più vere. Negli ultimi giorni di questo anno e a cavallo del nuovo mi trovo di nuovo in una situazione di transizione/trasformazione, in cui sento di voler prendere nuove scelte, tra cui scelte artistiche. E’ da qualche tempo che mi sto muovendo in zone “fuori-canone” rispetto al modello ancora vigente del “pianista classico”, secondo il quale sono stata formata dal punto di vista dell’educazione ufficiale, e mi è sempre più estranea ed astrusa l’idea che ci sia in effetti un canone a cui uniformarsi. Soprattutto in arte risulta essere quasi un controsenso. Eppure, chi tra di noi ha frequentato o frequenta assiduamente alcuni ambienti artistici sa che in realtà ci sono tutta una serie di regole non scritte che “ogni aspirante artista farebbe bene a rispettare”, se vuole attirare su di sé le simpatie di chi tiene le redini del management.


Fintantoché tali regole sono in linea con ciò che si sente autenticamente dentro di sé, tutto è perfetto. Ma qualora tali regole non siano più in linea con le voci della propria curiosità e creatività, allora è opportuno infrangerle. Ecco, nel mio caso, sento che il nuovo anno porterà ad un mucchio di cocci. Sento il desiderio di creare nuove forme di incontro con il pubblico, e nuove forme che possano aiutarmi ad esprimere ciò che è maggiormente in linea con chi sono io ora, in questo momento, indipendentemente da ciò che è contemplato o meno sotto determinate etichette. E’ meraviglioso poter “re-inventare” noi stessi, le forme attraverso cui ci comunichiamo agli altri, re-inventare la nostra vita, man mano che cambiamo. In realtà nessuno ci costringe in nessun canone e nessuna gabbia, a meno che noi stessi non restiamo passivi sulla nostra corsia con il pilota automatico inserito.

Perciò auguro a tutti noi che il nuovo anno ci regali una grande spinta verso i cambiamenti che sentiamo di voler fare da tempo in qualsiasi ambito, ci auguro di iniziarlo con la domanda: “ora come ora, cosa senti come tuo e cosa senti come non tuo, in quello che fai? Cosa ti appartiene ancora e cosa non ti appartiene più?” per poi iniziare giorno dopo giorno ad investire attenzione ed energia in ciò che ci aiuta ad espanderci dentro, incontrando nuovi aspetti inesplorati di sé e degli altri, farne arte e dono reciproco, al fine di rendere il nostro cammino su questa terra sempre più dolce, soprattutto in un tempo di incipienti cambiamenti epocali, in cui volenti o nolenti saremo messi di fronte alla necessità di riformulare molte delle nostre visioni fin qui adottate.

OMM

Has anybody ever told you that you are a pioneer? The pioneer is defined as the one who explores unknown lands and settles there, as the one who opens new paths on any field. In the field of life, each of us is a pioneer. The pioneer of himself/herself, who becomes aware of the narrowness of any vision of the world that has been handled down to him/her, and undertakes the effort to expand it, integrate it, evolve it. To the extent that we stop being directed and determined from the outside, trying to blindly meet external expectations and forgetting what is really important in our intimate, we enter unknown territories, sometimes even impervious and we are faced with many choices that will mark the progressive unfolding of roads not yet traveled. It is a path that does not follow a linear logic, but which is characterized by a deep and wider logic than that which we commonly use to describe surface phenomena. Inner growth, the progressive realization of one's authentic self, is not a straight line, but an articulated, sometimes tortuous drawing made of ups and downs, circles and spirals, which can leave us disoriented at times, as we walk along it, but which in reality has a very precise orientation - Joy. That intimate joy of those moments when we don't feel divided internally, but unified and aligned with our wisest and most loving Self. And what stands between us and joy? Most of the time the pressure of belonging and finding security in numbers, the pressure of channeling our energy into something "that pleases those who count", or that finds approval within the system of reference. However giving in to that pressure means giving up what is most precious, that is our "vocation". From the Latin verb vocare, or "to call", having a vocation means listening to "the inner call", the call to embody that originality intrinsic to our being, inherent in our coming into the world, linked to the need for our coming into the world, in order to express something that before could not find form, voice, gesture or sound. It is the call to invent one's own reality, to "co-create" it, according to one's deep intuitions, according to what gives wings to our heart, according to what is not yet out there, but what is inside, that we dream at night and we hope during the day. And it is a continuous call, which transforms itself and transforms us over time, if we follow it.


The measure of success cannot be given by someone else's feedback, or rather, that is a specific type of measure - external success, which does not necessarily coincide with the affirmation of what one yearns to experience within oneself. Therefore, for the measure of full success, understood as the ability to fully realize the joy of living and being, there is a single determining factor - how you feel while doing something. The way you authentically feel is the true compass, it is the true orientation towards "a good outcome", which is another word for "success", but perhaps more accurate. In fact, you could have for example very positive feedback about what you do, nevertheless you could feel inside in a cage while you act, or with too many tensions on you, crushed by pressures of various kinds. The feedback of the world is only decisive if you pursue external success, but if instead you pursue freedom, your inner freedom, then the only thing that you end up being interested in is how to feel more and more comfortable in yourself, with yourself , without abandoning the deep sense of peace that is savored when you give yourself permission to be as you are. In my path I have never stopped constantly asking myself if the feedback from others coincides with what I feel to be true for me. Many times in the past it happened to me to receive praise for things that however I didn't feel to be truly "mine", despite the fact that I could "successfully" do them.

And when it happens, I feel I have to go a step further. I have to leave the certainty of the "external positive feedback", (sometimes not without some effort), to embrace the uncertainty of new visions, new forms, new ways of expressing oneself, which at that moment belong to me more and therefore which I believe to be more true. In the last days of this year and at the turn of the new year I find myself again in a transition / transformation phase, in which I feel I want to make new choices, including artistic choices. For some time now I have been moving in "out-of-canon" areas with respect to the still valid model of the "classical pianist", according to which I was trained from the point of view of official education, and it is increasingly alien and abstruse to me the idea that there is indeed a canon to comply with. Especially in art it turns out to be almost a contradiction. And yet, those of us who have attended or regularly attend some artistic circles know that in reality there are a whole series of unwritten rules that "every aspiring artist would do well to respect", if he/she wants to attract the sympathies of those who keep reins of the management. As long as those rules are in line with what you truly feel within yourself, everything is perfect. But if these rules are no longer in line with the voices of one's curiosity and creativity, then it is advisable to break them. Here, in my case, I feel that the new year will lead to a pile of shards.

I feel the desire to create new forms of meeting with the public, and new forms that can help me express what is most in line with who I am now, at this moment, regardless of what is contemplated or not under certain labels. It is wonderful to be able to "re-invent" ourselves, the forms through which we communicate to others, to re-invent our lives, as we change. In reality no one forces us into any fee or cage, unless we ourselves remain passive in our lane with the autopilot inserted. So I wish all of us that the new year gives us a great push towards the changes that we feel we really want to do in any area, I wish to start it with the question: "right now, what do you feel like really yours and what do you feel like not yours, in respect to what you do? What still belongs to you and what no longer belongs to you? ”And then start day after day to invest attention and energy in what helps us to expand within, meeting new unexplored aspects of oneself and others, making art out of it and a mutual gift, in order to make our journey on this planet ever more gentle, especially in a time of incipient epochal changes, in which we will be willingly or unwillingly faced with the need to reformulate many of our visions adopted so far. - OMM

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© 2019 by Ottavia Maria Maceratini